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Strage Bologna: “Noi Siamo innocenti, Conte segua quanto indicato da Mattarella”, scrivono Fioravanti e la Mambro

Ultimo aggiornamento 18:57

Chiedono che si dia seguito a quanto affermato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (“Presidente di tutti gli italiani”?, sottolineano i due), a scandagliare cioè ogni elemento che possa contribuire all’accertamento dei fatti. E’ una lettera ‘appello’ quella che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, hanno inviato all’agenzia di stampa AdnKronos, in occasione del quarantennale della strage nella stazione di Bologna , ‘in qualche modo’ ricaduta proprio su loro due. Ora, attraverso questa lettera aperta, i due ex Nar tornano anche sui documenti di Beirut, in mano ai servizi segreti. Documenti che però gli inquirenti hanno subito liquidato ritenendoli ‘ininfluenti’ ma che invece, secondo Fioravanti e la Mambro, potrebbero “offrire su un vassoio d’argento” il movente della strage. Allo stesso modo i due ex terroristi puntano l’attenzione sui resti di quella che è stata definita la “misteriosa”, 86ma vittima, dal cui Dna si potrebbe giungere ad una prova scientifica:  se si trattasse ‘della persona’ che nel 2 agosto del “portava un pacco di esplosivo“.

Ecco il testo integrale della lettera dei due ex Nar

Ad ogni modo, ecco il testo integrale della letta aperta firmata da Fioravanti e la Mambro, pubblicata in esclusiva l’AdnKronos:

“Avevamo letto sul sito dell’Adn che Mattarella, a Bologna, il 30 luglio, aveva ribadito ‘l’esortazione, la sollecitazione a sviluppare ogni impegno per la verità, con ogni elemento, documentale o non documentale, che possa contribuire a raggiungere pienamente la verità’. La frase ci era subito piaciuta. Su molti altri media però la frase compariva in una forma più breve: ‘ribadire l’impegno a raggiungere pienamente la verità’. Abbiamo controllato sul sito del Quirinale, e aveva ragione l’Adn: il presidente ha detto che per arrivare alla verità servono elementi ‘documentali o non documentali’

Giusva: “La pista di Beirut è la più plausibile”

Quindi i due ex Nar partono subito ‘diretti’: ”Ricordiamocelo. Dei documenti molto interessanti giacciono al Senato. Chi li ha letti dice che raccontano di minacce esplicite contro l’Italia. Considerato che noi siamo stati condannati, ma fino ad oggi nessuna sentenza ha individuato una motivazione coerente sul vantaggio che un piccolo gruppo di destra avrebbe mai potuto trarre dal colpire dei connazionali diretti al mare o in montagna, i documenti della stazione di Beirut dei nostri servizi segreti un ‘movente’ sembrano invece servirlo su un vassoio d’argento. Questi documenti sono ‘segreti’ ormai solo formalmente – denunciano quindi i due – in molti li hanno visti, sono anche stati allegati ad alcuni processi, ma a Bologna la magistratura li ritiene ‘ininfluenti’. Talmente ininfluenti da non volerli nemmeno vedere, come dire, influenti ‘a prescindere’”.

Giusva: “C’è l’ok del Copasir, manca solo Conte”

Dunque, proseguono Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, “Ora, il comitato parlamentare che vigila sui servizi segreti, il Copasir, ha dato parere favorevole alla richiesta di alcuni parlamentari di poter consegnare questi documenti a degli storici perché ne valutino il valore. La Presidente del Senato, la Casellati ha sottoscritto questo parere favorevole. Manca una terza firma perché la desecretazione abbia luogo: manca la firma del Presidente del Consiglio, Conte. Ecco l’importanza delle parole ‘complete’ di Mattarella: alla verità si arriva attraverso ulteriori atti ‘documentali o non documentali’. Gli atti ‘documentali’ sono alla firma del Presidente del Consiglio: speriamo che ascolti le esortazioni del Presidente della Repubblica, e firmi. Poi gli storici, di qualsiasi tendenza, diranno la loro”.

Giusva: “E se l’86ima vittima portava l’esplosivo?”

Altro tema interessante, che meriterebbe senz’altro di essere approfondito, ”Poi ci saranno gli ‘atti non documentali’. Come è noto in una bara è stato trovato il volto di una giovane donna che, dopo un test del Dna, si è scoperto essere incompatibile con la persona che avrebbe dovuto essere lì sepolta. Gran sorpresa dei familiari, che in alcune interviste hanno raccontato dello sconcerto di aver portato fiori per 39 anni a una persona che credevano fosse la figlia, e invece non lo era. A Bologna i giudici hanno minimizzato la cosa, ipotizzando qualche pasticcio nelle autopsie. Gli esperti hanno spiegato loro (ma anche ad alcuni giornali) che, dopo aver esaminato tutti i rapporti delle autopsie, potrebbero essere 7 le donne che, avendo riportato ferite al capo, potrebbero essere eventualmente le ‘proprietarie’ del volto misterioso. Gli stessi esperti hanno detto che 7 a voler essere esaustivi, ma in realtà i casi possibili in via teorica sono 2, al massimo 3. Hanno anche spiegato che non ci sarebbe bisogno di disseppellire nessuno: basterebbe fare il Dna ai parenti delle donne con ferite al capo: costo stimato complessivo, attorno ai 1500/2000 euro. 3.500 se si volessero raccogliere tutti e 7 i Dna“.

Gli ex due Nar: “Indagate sul dna dell’86ima vittima”

Quindi, aggiungono ancora i due ex terroristi, ”Se tutti i Dna risultassero negativi si avrebbe la prova scientifica di una vittima in più, di una 86a vittima misteriosa di cui nessuno ha mai denunciato la scomparsa. E siccome il perito esplosivista ha ribadito che questo ‘volto’ appartiene sicuramente ad una persona ‘vicinissima al luogo dell’esplosione, la più vicina tra tutte le vittime’ chiunque abbia un po’ di buon senso capisce che potrebbe trattarsi di chi portava un pacco di esplosivo, e sicuramente non aveva messo in preventivo che il suo trasporto finisse lì, quel giorno, nella sala d’attesa di 2° classe della stazione ferroviaria di Bologna”.

Gli ex due Nar: “Mattarella ha detto ‘scandagliare, non archiviare”

“Ricordiamocelo. E ricordiamolo a chi di dovere: scandagliare ‘ogni elemento, documentale o non documentale, che possa contribuire a raggiungere pienamente la verità. ‘Scandagliare’ ha detto Mattarella, non archiviare come vorrebbero continuare a fare a Bologna. Se parla così, e se vigila affinché questo sia fatto, è sicuramente anche il nostro Presidente, è veramente il Presidente di tutti gli italiani”. “Se parla così, e se darà seguito alle sue parole, passerà alla storia come il Presidente che ha saputo garantire un equo processo anche all’uomo accusato (ingiustamente, molto ingiustamente) di aver sparato al fratello. E alla coppia accusata, in maniera confusa, di aver messo una bomba a Bologna che invece ha messo qualcun altro. Per parte nostra noi oggi possiamo fare poco, se non continuare a offrire la nostra pacata ma ferma dichiarazione d’innocenza come contributo alla verità“. Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

Max