VIOLENZA SULLE DONNE: LA REGIONE ASCOLTA LE ASSOCIAZIONI ANTIVIOLENZA

    Legge contro la violenza sulle donne, arriva la replica delle Associazioni antiviolenza
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    La nuova legge contro la violenza sulle donne della Regione Lazio piace alle Associazioni. Piace perchè la stesura del suo testo ha richiesto e richiede ancora la collaborazione dei Centri antiviolenza che sono quindi protagonisti attivi. Qualche perplessità sull’efficacia di alcuni punti comunque le Associazioni ce l’hanno. E l’incontro che si è tenuto ieri 8 maggio nella Casa Internazionale delle Donne è stato uno dei momenti per confrontarsi sulle cose che sembrano non tornare.   IL PIANO TRIENNALE – Una delle prime questioni su cui alcuni dei Centri presenti hanno focalizzato l’attenzione è stato il Piano triennale previsto dalla Norma. Un piano che per essere attuato efficacemente deve basarsi su dati precisi e chiari. E questi dati al momento non ci sono. Perchè, com’è stato evidenziato, la mappatura dei Centri esistenti da cui è partito lo studio è ormai vecchia e deve essere assolutamente rivista. L’OSSERVATORIO – I dati dovrebbero poi essere il pane quotidiano dell’Osservatorio, pensato per il monitoraggio, lo studio e la promozione di indagini specifiche. “Però il problema è che l’Osservatorio rischia di essere inutile”, hanno incalzato le associazioni, “molte Regioni infatti hanno cercato di fare una raccolta di dati, ma hanno fallito”. Su questo punto l’Assessore Concettina Ciminiello si dimostra ottimista. Ma gli appunti sull’organo di controllo non si fermano qui. L’Osservatorio infatti prevede la rappresentanza di tre associazioni. “Ma quali? Chi le sceglie? E le altre?”, hanno continuato i presenti. LA RETE – E poi c’è il problema delle reti territoriali. La legge punta infatti a creare una rete regionale anti-violenza in modo da coordinare le attività. Però, hanno sottolineato le Associazioni, non è chiaro come queste reti devono essere definite, chi deve convocare i soggetti e far valere le competenze dei vari centri. E soprattutto chi le deve guidare. Certo è che tutti sono concordi sulla necessità di non lasciare scoperta nessuna zona del territorio. CONTROLLO AMMINISTRAZIONI – Purché in ognuna di queste, continuano ancora i Centri presenti, ci sia un controllo reale sull’operato e sull’aiuto dato dalle Amministrazioni. “Non è giusto infatti che il nostro Comune”, ha raccontato un’infermiera di Sora, “non ci sostenga e ci neghi persino le due stanze che abbiamo richiesto per aiutare le donne in difficoltà”. LINEE GUIDA – Fondamentali diventano a questo punto le linee guida che dovrà stabilire la Cabina di Regia prevista dalla Legge. Creare la norma non basta per le Associazioni. E’ l’interpretazione che fa la differenza e perciò bisogna individuare priorità e procedure obbligatorie da far rispettare, stabilendo anche quali sono i requisiti che un nuovo centro antiviolenza deve avere e rispettare. Altrimenti si rischia, hanno proseguito i presenti, che i fondi disponibili vadano ad Associazioni nate dal nulla e magari inutili.

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