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Mondo di mezzo, ricalcolo della pena: 10 anni a Carminati, 12 a Buzzi

MASSIMO CARMINATI

Nel processo di appello-bis “Mondo di mezzo” Massimo Carminati, alias il ciecato, è stato condannato a dieci anni di carcere. Dodici per Salvatore Buzzi, ex ras delle cooperative sociali 29 giugno. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Roma dopo circa 4 ore di Camera di Consiglio.

“Con questa sentenza il mio assistito è sotto il limite che consente una misura alternativa e quindi potrebbe non tornare più in carcere”, ha detto Cesare Placanica difensore di Massimo Carminati. L’ex Nar, presente in aula, ha già  trascorso 5 anni e 7 mesi di carcere preventivo.

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“È stata una condanna molto più dura di quanto ci aspettavamo perché la corte ha considerato più grave il reato di associazione a delinquere semplice. Il pg aveva chiesto 12 anni e 8 mesi. Faremo ricorso nuovamente in Cassazione. Comunque meglio dei 18 anni della volta scorsa”, ha commentato Salvatore Buzzi.

Il processo è stato disposto dalla Cassazione solo per il ricalcolo delle pene per venti imputati dopo che, con una sentenza dell’ottobre 2019, aveva escluso il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. La Corte suprema riconobbe due associazioni per delinquere semplici e distinte, caratterizzate da corruzione “sistemica”, non la mafiosità.

Al primo processo di Appello, l’11 dicembre del 2018, quando era stata ribaltata la sentenza di primo grado con il riconoscimento dell’associazione mafiosa, Carminati venne condannato a 14 anni e mezzo, e Buzzi a 18 anni e 4 mesi.

Gli altri imputati hanno scelto la via del concordato. Tra loro l’ex consigliere regionale Luca Gramazio per una pena definitiva a 5 anni e 6 mesi, per Franco Panzironi 3 anni e 6 mesi. Per Riccardo Brugia 6 anni mentre per Fabrizio Franco Testa 5 anni e 6 mesi, Matteo Calvio 5 anni e 7 mesi, Paolo Di Ninno 3 anni 8 mesi e 10 giorni, Alessandra Garrone (moglie di Buzzi) 2 anni 9 mesi e 10 giorni, Claudio Caldarelli 4 anni e 5 mesi. Assolti l’imprenditore Agostino Gaglianone, Angelo Scozzafava e Antonio Esposito, amministratore di una cooperativa.

Presente in aula anche la sindaca di Roma Virginia Raggi. “Mafia Capitale è stato uno dei capitoli più bui della storia della nostra capitale – ha detto la sindaca – Sono stati calpestati i diritti dei cittadini e questo è stato riconosciuto. Io credo sia fondamentale il lavoro di ricostruzione che stiamo facendo. Un lavoro che parte dalla ricostruzione delle macerie, fatto di bilanci puliti e regolari, appalti legali e trasparenza. I cittadini romani meritano questo. E io lo so, sono scomoda perché porto avanti questo percorso. Però non si può assolutamente tornare indietro. Dobbiamo garantire a Roma queste condizioni di legalità, trasparenza e regolarità. Veramente i romani lo meritano”.

Mario Bonito